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Corriere dei Ciechi

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Numero 2 del 2015

Titolo: ITALIA- I libri di tutti. Nasce la Fondazione LIA

Autore: Stefano Iannaccone


Articolo:
Rendere accessibile la lettura a vedenti e ipovedenti. La Fondazione Libri italiani accessibili (Lia) ha la propria missione inscritta nel nome. "Fondazione LIA è stata costituita nel maggio 2014 per volontà degli editori di AIE-Associazione Italiana Editori per raccogliere l'eredità del progetto Libri Italiani Accessibili, realizzato da AIE e mEDRA srl grazie al sostegno del MiBACT e con il supporto dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI)", ha affermato il segretario generale Cristina Mussinelli, nel corso della fiera di Roma "Più libri più liberi", svoltasi lo scorso dicembre.
L'obiettivo, esplicitamente dichiarato nel Manifesto della Fondazione, è quello di dare la possibilità di "fare le medesime cose per tutti, perché tutti hanno il diritto di leggere bene, godendo della qualità dei contenuti". La lettura, quindi, non arricchisce solo la cultura personale, ma permette di stare bene con se stessi. La "rivoluzione" è stata resa possibile dagli e-book, che consentono una rapida realizzazione dei testi accessibili in versione digitale.
Dal punto di vista pratico, come lettore e formatore di Lia, Antonino Cotroneo racconta il procedimento per realizzare i libri accessibili. "Le persone con disabilità visive hanno bisogno di un formato digitale apposito. Per noi un libro salvato in pdf non è leggibile: il dispositivo lo traduce come un'immagine e quindi non riconosce i caratteri. Se invece, una volta fatta la scansione, questo testo diventa copiabile, è leggibile dalla sintesi vocale e ingrandibile attraverso i software". In questo contesto Lia svolge un ruolo essenziale: certifica l'effettiva accessibilità del testo.
Ma, prosegue Cotroneo, "l'aspetto innovativo di Lia è che si inserisce all'inizio della filiera produttiva. Da lettore forte, che legge libri dalla mattina alla sera, apprezzo la totale accessibilità. Questa versione dà la possibilità di fare tutte le operazioni che compie un vedente con i testi cartacei. Tutto ciò è possibile grazie alla collaborazione con le aziende che creano app".
"La lettura per non vedenti e ipovedenti c'era già", evidenzia Simonetta Pizzuti. "La cosa nuova - aggiunge - è l'accesso diretto, che permette di andare avanti, indietro o leggere una tabella in modo corretto. Per il vedente sembra un'operazione semplice, ma per il non vedente la fruizione è davvero diversa. Quindi non ci si accontenta più di una lettura sequenziale, ma si presta attenzione allo svolgimento di azioni, che i vedenti fanno senza neanche pensarle". Antonino Cotroneo sintetizza bene la sensazione: "Uso il digitale esattamente come un cartaceo, con il vantaggio di conservare tutti i libri in un tablet".
Ma la Lia non vuole fermarsi: per il futuro l'intento è di estendere l'iniziativa ad altri progetti editoriali come quelli educativi. La bontà del lavoro della Fondazione ha favorito un'altra dinamica: si è trasformato in un marchio di qualità italiano da esportare all'estero. "I libri accessibili devono essere prodotti con determinati standard: è una capacità peculiare di Lia e noi la stiamo proponendo ad altre associazioni e organizzazioni in ambito europeo. Il know how sviluppato da Lia è un'eccellenza", spiega Riccardo Cavallero, direttore generale di Libri Trade del Gruppo Mondadori. "C'è - aggiunge il manager - un'attività redazionale molto importante, perché l'esito dipende dai marker inseriti nel testo. Non sono cose trascendentali, ma serve un'organizzazione attenta del lavoro che va rispettata".
L'attore e autore Gianfranco Berardi fornisce una testimonianza umana molto calorosa rispetto alla lettura accessibile. "Grazie a Lia ho conosciuto le applicazioni: un mondo di cui avevo sentito solo parlare. Io ho perso la vista a 18 anni e sono analfabeta come non vedente", dice. "Ma - prosegue - ho avuto la fortuna di perdere la vista in un'epoca in cui la tecnologia ha fatto grandi passi avanti. Io non ho mai avuto la necessità di imparare la grammatica dei ciechi: si tratta di una cosa rivoluzionaria. Ora, da qualsiasi posto, riesco a comprare un libro e leggerlo anche mentre parlo al telefono. Personalmente è una cosa che mi ha riempito il cuore di gioia: riesce a valorizzare il senso della bellezza". "Grazie all'impegno di Lia - evidenzia Berardi - si usa l'esperienza per avvicinare alla lettura i ragazzi non vedenti. L'arte è la cosa più bella per conoscere se stessi e di conseguenza per conoscere il mondo in una maniera diretta attraverso le emozioni".
Per rendere sempre più incisiva la sua azione, la Fondazione Lia ha dovuto anche affrontare le dure leggi del mercato. Antonio Monaco, direttore di Edizioni Sonda, invita i colleghi a non concentrarsi solo sull'aspetto economico: i libri accessibili rappresentano una grande opportunità per la crescita e la formazione all'interno della casa editrice. "Se un libro non è accessibile, gli manca qualcosa di sostanziale. L'accessibilità non è un elemento aggiuntivo", afferma. I vantaggi si traducono, infatti, in termini di know how. "Con l'esperienza abbiamo appreso tanto. La nostra azienda ha acquisito nuove competenze, penso alla gestione dei metadati. Questo ci aiuta, in generale, a capire cosa stiamo proponendo e cosa vogliamo offrire", ragiona Monaco. Che sottolinea: "Ho visto che i lavoratori hanno vissuto i corsi di aggiornamento come una qualificazione professionale, al contrario di quanto avviene spesso con le regole della qualità, che vengono sopportate come una cosa imposta e noiosa".
In riferimento all'approccio di mercato Riccardo Cavallero aggiunge: "Sembrerà banale, ma il lavoro di un editore è quello di divulgare le opere il più possibile. Fintanto che il digitale non era così sviluppato c'erano dei limiti fisici. La carta non permetteva sviluppi in tutti i formati, perché i costi correlati erano troppo elevati". Il direttore generale di Libri Trade svela alcuni particolari della sua carriera, che lasciano intendere l'imponenza del progetto Lia: "Ho lavorato per dieci anni in Spagna, dove la Once ha un peso fortissimo e perciò si facevano dei formati extralarge con delle rese molto elevate. Il digitale ha permesso uno sviluppo diverso: consente di raggiungere i lettori direttamente uno a uno e concede la possibilità di proporre un'offerta molto più ampia".
L'approccio, del resto, è fondamentale: se c'è programmazione, l'accessibilità del libro presenta bassi rischi. "Quando l'editore riesce ad avere un contatto con questa realtà, comprende che i libri accessibili non sono difficili da realizzare", annota Simonetta Pizzuti. "Se c'è una programmazione sin dall'inizio, il costo è basso e ciò incoraggia l'editore a essere ben disposto. Il costo, invece, aumenta in caso di un intervento a posteriori", chiosa sulla questione.
Insomma, il presente è abbastanza positivo e risuona come un incoraggiamento: la Fondazione Lia vuole quindi continuare nel solco dell'innovazione. Antonio Monaco ravvisa degli elementi su cui poter intervenire. "Bisogna iniziare a lavorare sul fatto che l'e-book non è la versione digitale di un testo cartaceo. Bisogna ripensare alle potenzialità di quel contenuto, di cui l'accessibilità è una delle qualità: è un esercizio di crescita e di consapevolezza, che può dare vantaggi competitivi". Per consolidare il discorso, Monaco rileva: "Per il futuro bisogna sposare competenze professionali e software a disposizione, affinché incontrino i gusti del pubblico. La svolta ci sarà quando arriveranno gli editori nativi digitali. Noi editori attuali siamo un po' come Mosè: siamo in grado di affrontare la traversata nel deserto e pronti a indicare la Terra Promessa, senza però metterci piede". Al di là delle metafore, Monaco spiega: "È fondamentale avere un'idea su cosa produrre. Oggi siamo trascinati dalla tecnologia, ma un giorno dovrà essere solo al servizio dei progetti".
Simonetta Pizzuti pone il dibattito su un'angolazione simile: "Uno degli aspetti su cui lavorare è il miglioramento delle applicazioni. Leggere in mobilità è diventato normale, perciò le app vanno implementate in modo opportuno. Ma siamo già a un buonissimo livello".
Riccardo Cavallero amplia, invece, la visione sulle prospettive: "La tecnologia è la frontiera del domani. Oggi siamo in competizione con televisione e radio, gli altri principali mezzi di intrattenimento. Così viene a crollare la divaricazione tra lettore vedente e non vedente. L'audio diventa automaticamente il futuro. Il problema del libro è che è monotasking; è possibile ascoltare la radio e fare altre cose, mentre si legge un libro è impossibile fare qualcos'altro, anche bere un bicchier d'acqua. Lo sviluppo dell'audio potrebbe portarci a un avvicinamento alla lettura da parte dei giovani. Un pubblico che oggi è attaccato da altre forme di intrattenimento".
Antonino Cotroneo auspica "che possa esistere uno strumento per scannerizzare gli spartiti musicali e favorire l'accessibilità di tutti i libri esistenti, facendolo diventare un processo naturale in sede di pubblicazione". Ma la sintesi più emozionale è proposta da Gianfranco Berardi: "Spero che la tecnologia possa tradurre la bellezza, come quella della lettura, in sensazioni".



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